La
malleabilità e la preparazione di un Kurzhaar
Al
mio paese, quando si usava cacciare con i segugi, un vecchio
cacciatore mi aveva detto che cacciare senza cane è come
ballare senza musica. Era da poco terminato l'ultimo conflitto
e stavo per sprecare la mia prima stagione di caccia, sparando
ad uccelletti alla borrita.
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Capìi,
quando terminai la mia prima esperienza venatoria, cacciando
la lepre con i suoi cani inseguitori, che intendeva dire,
a suo modo, che la caccia poteva anche diventare un motivo
ispiratore nell'esperienza della vita come la poesia.
Ma, fu anche allora che subii la suggestione delle stame
quando, in attesa alla posta, il branco impermalito dai
segugi mi sovrastava scollinando compatto con ali curvate
come archi.
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Però,
fu solo allorché cominciai a perseguire sulle colline
quegli uccelli con il cane da ferma che compresi che la cinegetica
era un'arte e quella operata con l'ausiliare fermatore richiamava
scienza e tecnica severe da parte di cane e cacciatore. Fuori
dal luogo comune, si evidenziava con il talento nell'applicazione
pratica subentrando, con l'abilità e la destrezza, finanche
il sortilegio.
Con il kurzhaar entrai in contatto a quei tempi contemporaneamente
ai pointers e setters. Allora, come succede anche oggi, della
razza si parlava pure spropositando. Per me, non fu un cane
nuovo ma un ausiliare moderno, tale e quali dovettero apparire
al cacciatore esigente pointers e setters quando uscirono dai
patrii confini.
I primi kurzhaar che utilizzai provenivano dagli allora canili
"di Stupinigi" e di "S.Secondo", e da quest'ultimo
Clio e Artù, entrambi figli di Blum proclamato Campione
di Lavoro nel 1949.
Artù aveva concorso anche su! terreno condotto, come
il padre, da Gianni Puttini, "il mago". Anche Clio
di San Secondo era femmina di temperamento veloce, intraprendente,
continua nella azione e dalla ampia perlustrazione.
Che sia passata, come si sente dire spesso, molta acqua sotto
il ponte della razza da quei kurzhaar di trenta anni fa agli
attuali che ho visto ed utilizzato non ci giurerei molto. Ma
in essi ho trovato la stessa malleabilità nel prepararli
e condurli, avendo la pazienza e l'umiltà di apprendere
soprattutto da loro.
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Malleabilità
come sinonimo di docilità equivale a disposizione
a lasciarsi guidare, correggere, istruire al fine di divenire
funzionale per una determinata
attività. Per un cane, capacità di apprendere
dall'uomo. l)al selvatico e dall'ambiente che lo ospita.
E' da ritenere che l'addestramento di scuola inglese e
germanica i quali continuano a fare testo in Europa sia
stato escogitato su misura delle proprie razze.
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Siccome
la rigorosità dei due metodi ebbe per fine la funzionalità
dell'ausiliare per un rendimento assoluto a caccia, si può
pensare che i creatori ed i perfezionatori delle razze di quei
paesi dovettero preoccuparsi soprattutto di mantenere integri
in esse equilibrio ed intelligenza perché non venissero
sopraffatti neanche dalla passione (che se incontenibile diventa
cinegeticamente inutilizzabile), essendo essi persuasi che il
cinquanta per cento dell'ausiliare deve stare nella testa del
cane, il resto nell'arditezza, nella resistenza, nella capacità
di adoperare l'organo olfattivo.
Una razza si migliora quando si mantengono intatte le peculiarità
che la definiscono. Ritengo che, nonostante l'evoluzione, anche
oggi si possa dire che il kurzhaar sia rimasto, tra i continentali
galoppatori, il prototipo del bracco moderno, per avere conservato
la mentalità propria della razza. Che vi siano soggetti
inutilizzabili per una pratica esemplare può verificarsi
anche nelle razze maggiormente conclamate spesse volte non dipende
da carenze delle qualità organolettiche e psichiche del
cane ma più spesso dal manico.

Là
dove la malleabilità tollerasse sopruso e prevaricazione,
verrebbe a mancare nel soggetto il temperamento venatorio il
quale, oltre a qualificarlo, lo responsabilizza nel proprio
diritto di caccia.
Una precisazione efficace dell'ausiliare risulta quella che
compendia i soli esercizi indispensabili all'esigenza delle
proprie cacce, e sfruttando la malleabilità del soggetto,
non trascura di adeguarsi al suo carattere, alla sua personalità
e intelligenza venatoria.
Neanche si può presumere di insegnare al cane a reperire
il selvatico. Ma si deve metterlo in condizione di non cadere
in errore durante la fase del reperimento, comportarsi correttamente
entrato in contatto con esso prima e dopo l'intervento dell'armato,
per una pratica venatoria efficace.
Bisogna tenere conto anche della selvaggina, infine. Per me,
l'ottimo restano le stame. Ma di selvatiche non ne esistono
quasi più.
A parte l'indispensabilità del selvatico veritiero per
la preparazione dell'ausiliare, qualora si dovesse ricorrere
a quello fasullo l'abilità del preparatore consiste nel
fare in modo che il cane ne ignori lo stato adeguandovisi.
Contrariamente a quanto si usa pensare, ho riscontrato che,
tra i miei ausiliari, i migliori risultavano quelli che prendono
sul serio qualsiasi "selvatico".
ne ho trovati in tutte le razze. L'ultimo fu un Kursaal che
presentai anche alle prove con scarsa fortuna.Come tutti gli
altri, proveniva dalla scuola delle starne autentiche. C'è
da pensare che, scontata la malleabilità, la starna continui
a permanere scuola indispensabile per preparare adeguatamente
l'ausiliare.